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La magia della doppia cottura

C’è gente che cuoce il pane una volta e si ferma lì. E poi c’è chi, tanto tempo fa, ha pensato: “Buono… ma rifacciamolo”. La fresella nasce così. Da un’idea semplice, un po’ testarda e parecchio geniale: cuocere il pane due volte. Non per distrazione, non per errore.

Perché nella doppia cottura c’è una piccola magia antica, fatta di pazienza, tempo e intuito, che da vita ad un prodotto da forno unico e tutto da gustare.

Il primo forno: nascita del pane

Alla prima infornata, il pane prende forma. L’impasto lievita, la crosta croccante si crea e il profumo invade la cucina. In questa fase la pagnotta è ancora morbida, delicata, quasi ingenua. E se ci fermiamo a pensare, il processo potrebbe finire così, con la creazione di un prodotto delizioso e profumato… ma qualche tempo fa è successo però che qualcuno si è accorto che aveva le capacità di diventare molto di più.

Il secondo forno: dove succede la magia

Ed è così che, dopo essere stato tagliato, il pane è ritornato nel forno, questa volta per la sua seconda cottura. Qui succede la vera magia: l’umidità se ne va, la superficie diventa ruvida, la mollica interna si asciuga senza perdere carattere. Nasce così la fresella

La fresella: una protagonista che sa aspettare

Figlia della doppia cottura, la fresella non ha fretta. Si conserva per mesi senza perdere qualità, ma sa anche rinascere in pochi istanti. Basta un po’ d’acqua per ammorbidirla, giusto quel tanto che serve per essere pronta a raccogliere tutto: pomodori succosi, un filo d’olio, sale, origano… o qualsiasi condimento ti capiti di avere a portata di mano.

La fresella è essenziale, ma mai banale. Croccante e ruvida, chiede solo ingredienti sinceri. È il simbolo di una cucina che non spreca, che valorizza, che trasforma. Una cucina che parte dal pane – e dal rispetto per il pane – per costruire qualcosa di più.

Ogni morso racconta una storia: di pazienza, di cura, di quella capacità di adattarsi a ogni situazione senza perdere dignità.

In fondo, la doppia cottura non è solo una tecnica. È un modo di pensare: rifare, migliorare, dare una seconda possibilità. E la fresella ne è la prova più buona.

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